LORETTA LUX

Lo sappiamo… siamo decisamente in ritardo con questo argomento (la mostra infatti, scelta da Carla Sozzani per celebrare i vent’anni della sua galleria, è stata disallestita il 31 ottobre scorso) ma ci piaceva l’idea di dedicare a questa artista, a cui siamo particolarmente legate, uno dei primi post.
Lei, Loretta Lux, nata a Dresda nel 1969, è una ritrattista di bambini.
Le sue foto, ispirate a fotografi come August Sander e Diane Arbus o a pittori del calibro di Bronzino e Runge, sono costruite e ritoccate al computer con precisione e maniacalità, al punto che l’artista è solita scattare un massimo di sette foto all’anno.
Il risultato di questo lavoro sono opere che celebrano l’infanzia, all’apparenza serena, in versione noir e patinata.
I bambini di Loretta sembrano infatti usciti da un paradiso perduto, con la loro carnagione diafana e la loro bellezza enigmatica, passiva, priva di linfa vitale. Come rivela la stessa fotografa fluttuano in uno spazio temporale inesistente, “frozen in time“, “waiting for the eternity”.
E’ stato deludente notare che la maggior parte dei visitatori ha trovato i ritratti dell’artista fortemente inquietanti, addirittura di cattivo gusto; un gusto che inserisce la disillusione e la freddezza nel mondo per definizione gioioso, tipicamente ovattato, dell’infanzia contemporanea. Potrebbe risultare difficile ammettere a se stessi che lo sguardo di Loretta definisce perfettamente il nostro momento storico . La lettura generale, purtroppo, appariva superficiale, dimentica (per ignoranza o per cecità) del messaggio originale dell’artista, quel concetto di paradiso perduto e di finta serenità, che dovrebbe far ragionare su quello che le nostre generazioni lasceranno a questi bambini.
In ogni caso, senza voler polemizzare sul “vero” significato delle sue opere, sarebbe giusto sottolineare che la vera nota dolente della mostra è stato l’allestimento, troppo disorientante per il visitatore. Forse un percorso più intimo e meno asettico avrebbe dato maggior risalto alle opere di Loretta, facilitandone la lettura agli spettatori poco avvezzi al suo stile così particolare.
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We know… we’re definitely late on this (the exhibition, chosen by Carla Sozzani for her gallery’s twentieth anniversary, closed on October the 31st), but we liked the idea of dedicating the first post to this artist, loved by all the four of us.
Loretta Lux was born in Dresden (1969) is mainly known for her young children portaits.
Her works, inspired by photographers like August Sander and Diane Arbus or by painters like Bronzino and Runge, are created and then computer retouched with such a precision and attention to details that no more than six-seven pictures are produced each year.
The results of such work are photos celebrating childhood, apparently serene and sleek, but with a noir heart.
Loretta’s children look appear as if coming from a lost paradise, with their pale complexion and their enigmatic, lifeless beauty. In her own words, they float in an indefinite space-time, “frozen” and “waiting for the eternity”.
A disappointment came flipping through the guestbook as we noticed that most visitors found Loretta’s works highly unnerving, at times even inappropriate, because of this association of chilliness and disillusion to the otherwise joyful and sheltered world of contemporary childhood. We assume it’s not easy, for many, to admit that this artist’s work aptly incarnates the current zeitgeist. The visitors’ reading appears inevitably superficial, untouched (either due to ignorance or narrow mindedness) by the intended meaning, the lost  heaven and illusory calm, which should make us reflect on what these generations are leaving to these children.
Anyway, without having to argue about the photos’ true meaning or not, we’d like to spend a few words on what we believe was the real flaw of this exhibition, the set up, disorientating for the visitors. Maybe a more intimate route would have highlighted Loretta’s work and helped those yet unfamiliar with her style.

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6 risposte a LORETTA LUX

  1. sarina ha detto:

    The drummer è un po’ inquietante in effetti🙂 ma mi sarebbe piaciuto vedere la mostra! In Italia (stringiamo il campo, in Romagna) non si dedica la giusta attenzione all’arte della fotografia, purtroppo…

  2. Sara and Emma ha detto:

    Oh her art is amazing!

  3. alessandra mavridis ha detto:

    a livello estetico direi che i suoi bambini sono sublimi nella loro crudeltà…

    a livello emozionale pecca un po’…

    il riferimento alla Arbus è molto evidente, ma privo di quella disperazione che viene dall’intuizione di qualcosa di veramente falsato e distruttivo nella società “moderna”…

    se non fosse per lo scarto evolutivo del photoshop si potrebbe parlare di plagio…

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