DANSE MACABRE

Nina (Natalie Portman), una giovane promessa della danza newyorkese, si dedica alla sua arte con indomito spirito di sacrificio, sostenuta da una madre (ex ballerina di fila) iper-ossessiva. Nella sua vita esistono solo la preparazione maniacale delle scarpette, la cura dei piedi sanguinanti e dei muscoli contratti, il tragitto casa-accademia. Nessuna relazione sentimentale, nessuna vita sociale. Ogni giorno nella vita di Nina scorre identico all’altro, ogni giorno è votato alla causa che, nei sogni di madre e figlia, porterà al successo di una e alla rivincita dell’altra. L’occasione si presenta quando l’ étoile della compagnia si ritira dalle scene e il direttore artistico Leroy (Vincent Cassel) deve nominare un’altra prima ballerina per ll lago dei cigni. E’ l’inizio della rivalità (reale o immaginaria) fra l’eterea Nina, perfetta nel ruolo del Cigno Bianco, e la nuova arrivata Lily, naturale incarnazione di quello Nero…
Darren Aronofsky, dopo Requiem for a dream e The Wrestler, continua il suo percorso cinematografico sul declino fisico dell’uomo nella società moderna e torna a dirigere una pellicola in cui i protagonisti si esprimono attraverso il corpo, anche a costo di violentarlo con gesti estremi. Nel film cult del 2000 con Jared Leto e Jennifer Connelly la droga, gli psicofarmaci e la prostituzione distruggevano i corpi e le vite dei protagonisti, mentre nella pellicola interpretata da Mickey Rourke (Leone d’Oro nel 2008) la drammaticità narrativa era data dalla decadenza fisica dell’atleta in lotta contro l’incedere del tempo. In Black Swan l’ossessione è la medesima: il corpo di Nina già logorato da una dieta rigidissima e dalle tante ore di allenamento, viene ulteriormente straziato da misteriose pratiche autolesioniste: la sua schiena è graffiata, le unghie si spezzano, la pelle sanguina. Il decadimento del fisico si trasforma in follia dell’animo. L’innocenza di Nina si incrina, la frigidità viene sostituita dai goffi tentativi di scoprire la propria sessualità, il candore del tutù si tinge di rosso.
Il regista descrive Black Swan come “una storia che tratta di amore e paura, di fiducia e inganno. Una storia su una ragazza intrappolata, inseguita e desiderata, che non vuole fare altro che scappare, non solo da quel che la tormenta, ma anche dalla sua stessa natura. In poche parole, è un racconto sulla trascendenza. A partire da questi temi e da queste lotte è nata la storia di Nina.”.
Fondendo dramma psicologico, thriller, erotismo ed espressionismo, Aronofsky realizza con Black Swan una favola dark ispirata a Scarpette rosse (1948). I riferimenti al capolavoro di Powell e Pressburger sono molteplici: il trucco delle protagoniste, i loro sguardi drammatici, la devozione – ossessione per la danza che prende il sopravvento sulla vita, la conflittualità tra la donna e l’artista. E ovviamente l’ambientazione nel mondo del balletto classico, anch’esso teatro di ulteriori divagazioni psicoanalitiche tra sogno e realtà, tra favola e reale. Black Swan è un continuo gioco di riflessi cromatici e di dualismi esistenziali: Nina e Lily, cigno bianco e cigno nero, Odette e Odile, rigidità della disciplina contro imperfezione dell’ istinto. A dispetto della fredda accoglienza di critica e pubblico ricevuta all’anteprima veneziana, Black Swan è un’opera passionale e stilisticamente potente supportata da una magnifica interpretazione di Natalie Portman. L’ex Principessa Amidala di Star Wars è costretta nuovamente a confrontarsi con il lato oscuro: ma questa volta il nemico non si trova ai confini dell’ universo è racchiuso dentro lei. Dalla Morte Nera alla morte del Cigno Bianco.

(full article on Toh! Magazine )


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2 risposte a DANSE MACABRE

  1. taty ha detto:

    Brava Giuly! bellissima recensione!😉

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